"Tra realtà e sogno" nell'opera del pittore ANDRÉ

- Giuseppe La Valva, nato a Palmi il 25/08/1958 -


     Fin dai primi timidi tentativi pittorici, all'età di 20 anni, André ha cercato di riprodurre il mondo della sua immaginazione pittorica ricorrendo a spazi e coloriture che si distendevano tra la ricerca puntuale della realtà e la fuga rievocativa del proprio mondo sognato.

     Quei primordi pittorici erano segnati da una precisa volontà creativa: non la realtà ella crudezza diventava il punto cruciale dell'atto creativo bensì la fuga da essa in un rappacificante recupero di realtà fortemente marcate da sanguigni rivoli coloristici quasi che il cromatismo, l'invenzione delle campiture, il più delle volte, costituissero il solo scopo, la sola forza propulsiva dell'atto inventivo del pittore.

     Ma col tempo, nell'evoluzione formativa, André si è venuto accostando alla pittura con un'astuzia, una dichiarata destrezza di manovra sulla tela bianca, che gli hanno permesso di creare momenti di piacevolissimo godimento estetico: si capisce, ciò non va inteso come semplice e puro formalismo. Se c'è indagine nella direzione di un incremento dell'arte di definire i particolari, ciò è il risultato, il frutto (meglio!) di una maturità soprattutto di sintesi tra materia e forma, senza essere - come di solito si asserisce per alcuni pittori moderni - con affanno, ad ogni costo pittore affascinato dai sogni, dimentico della realtà, che pure urge con prepotenza.
L'arte di definire i particolari non si estenua pertanto in una pura e semplice riproduzione, André invece sa concentrare il suo intelletto pittorico sul fuoco creativo che dirozza la crudezza reale in una sorta di sublimazione coloristica, fantasiosa, pregna tuttavia di un bisogno di restare attaccato con forza al punto iniziale della sua ispirazione, che è il dato reale: è su questo punto iniziale dell'arte creativa su cui si sono "snervati", cocentemente generazioni di giovani e vecchi pittori delle varie epoche. Per cui, spesso, gli storici parlarono di fotografia, di calligrafismo, di puro formalismo: ma questo rischio, ci sembra, André l'ha saputo evitare e questo è un suo merito.

     A questo percorso di entusiastico innamoramento artistico si accompagnò, quasi parallelamente, in un contrastante attaccamento non meno maniacale, lo studio della musica; questo ulteriore arricchimento del suo spirito lo aiutò a meglio capire l'arte del miscuglio dei colori e, a ben guardare, le sue tavolozze rifinite, per chi lo conosce la lunga data, suggeriscono delle partiture su cui le note o le tinte si susseguono col medesimo dinamismo. Le due arti si apparentano, al punto che guardando le sue ultime opere pittoriche l'osservatore smaliziato è indotto a cogliervi quella malizia, quell'artifizio intrigante che è la qualità propria, la connotazione comune alla musica e alla pittura: le due grandi passioni della sua vita.

     Ma come ogni artista, come ogni uomo, Andrè vive la sua vicenda umana e, dopo aver conseguito prima il diploma di maturità classica e poi la laurea in economia e commercio, finisce con l'indossare gli abiti austeri del docente di materie economiche.

     Il percorso artistico di André è infatti attraversato da questo triplice andirivieni di attivismo: ciò gli è valsa una non trascurabile maturità sul piano della concezione pittorica.

 

 

 

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